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Mobbing:considerazioni psichiatrico forensi e medico legali.

Novembre 3rd, 2006
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RIASSUNTO
Gli Autori esaminano il fenomeno del mobbing e, alla luce dei dati rilevati dal loro contributo casistico, sottolineano ed evidenziano le difficoltĂ  che gli addetti ai lavori incontrano nella valutazione del danno biologico da mobbing.
MOBBING: CONSIDERAZIONI PSICHIATRICO-FORENSI
E MEDICO-LEGALI
Marasco M.* - Zenobi S.*
* Dipartimento di Medicina Legale - I Facoltà di Medicina e Chirurgia - Università degli Studi di Roma “La Sapienza”
76 DIFESA SOCIALE - N. 3, 2003
Il Mobbing, secondo la definizione di Harald Ege è una forma di terrore psicologico esercitato sul posto di lavoro attraverso attacchi ripetuti da parte dei colleghi o dei datori di lavoro (4-5).
La scelta del termine “mobbing” (derivante dal verbo to mob, il cui significato è accerchiare, aggredire; il sostantivo “mob”, dal latino “mobile vulgus”, significa folla tumultuante,nell’accezione dispregiativa di gentaglia, plebaglia,banda di delinquenti) non appare affatto casuale: infatti, nel 1963 Konrad Lorenz
ricorse a tale espressione per indicare il comportamento di quegli animali che, coalizzandosi contro un membro del gruppo, lo escludono dal branco ricorrendo con crescente frequenza ed aggressivitĂ  ad atteggiamenti di vera e propria emarginazione
(10).
I primi studi e la formulazione teorica del mobbing risalgono, comunque, agli anni ’80 e si devono allo svedese Heinz Leymann (9).
Secondo Leymann “..In caso di conflitto, le azioni che hanno la funzione di manipolare la persona in senso non amichevole, si possono distinguere in tre forme di comportamento.
Un gruppo di azioni verte sulla comunicazione con la persona attaccata.
Un altro gruppo di comportamenti punta sulla reputazione della persona, utilizzando strategie per distruggerla.
Le azioni del terzo gruppo tendono a manipolare la prestazione della persona per punirla.
Alcuni di questi comportamenti si possono trovare nella comunicazione umana quotidiana o durante casuali litigi.
Solo se queste azioni vengono compiute di proposito, frequentemente e per molto tempo, si possono chiamare mobbing…”.
Con Leymann, il mobbing viene inteso come una vera e propria patologia sociale, come un processo distruttivo della persona che nasce da comunicazioni e comportamenti ostili sia palesi che occulti (8).
Avviene tra i lavoratori sul posto di lavoro ed i motivi possono essere noia, invidia, gelosia, competitivitĂ , carrierismo.
Il processo inizia con aggressioni per lo piĂą psicologiche da parte di colleghi e/o superiori che hanno come bersaglio vittime designate.
La natura e le concrete modalitĂ  di manifestazione del mobbing mutano sensibilmente a seconda della tipologia (7).
Nel mobbing orizzontale, le azioni vessatorie sono perpretate dai colleghi che, coalizzandosi tra loro, tendono gradualmente ad isolare e, via via, ad emarginare il lavoratore considerato, per qualsiasi ragione, elemento di disturbo.
In questi casi, dunque, l’attacco che subisce il lavoratore proviene dai pari grado.
Nel mobbing verticale la vittima è un subordinato.
L’autore è il capo-ufficio, il datore di lavoro o, più genericamente, il superiore gerarchico, il quale, sfruttando la sua posizione di potere – derivatagli, per l’appunto,
dal grado gerarchico all’interno dell’azienda – esercita la sua azione persecutoria in senso verticale, dall’alto in basso.
Nel mobbing verticale, dal basso verso l’alto, la vittima può essere un superiore mobizzato dai dipendenti in gruppo.
Nel mobbing verticale rientra il c.d. bossing: con tale termine si intende l’atteggiamento,ispirato dalla politica e dalle strategie aziendali, messo in atto dalle organizzazioni del lavoro per ringiovanire i ranghi attraverso la persecuzione su
gruppi di lavoratori (Mobbing strategico ed organizzativo).
Ogni lavoratore, indipendentemente dalle caratteristiche della propria personalità e del proprio carattere, può essere oggetto di mobbing, anche se alcune caratteristiche individuali o situazionali possono favorire l’insorgenza di una condizione mobizzante.
Il protrarsi della violenza morale e psicologica induce nella vittima una serie di alterazioni del benessere con manifestazioni nella sfera neuropsichica (2-3).
Precoci sono, infatti, i segnali di allarme psicosomatico (cefalea, tachicardia,gastroenteralgie, mialgie, disturbi dell’equilibrio), emozionale (ansia, tensione,insonnia) e comportamentale (anoressia, bulimia, potus, farmacodipendenza) (6).
Nelle situazioni in cui lo stress indotto dalla violenza morale e psicologica perdura nel tempo, oltre al possibile concorso della patologia d’organo, i predetti sintomi possono organizzarsi in veri e propri quadri sindromici.
Le patologie più frequentemente registrate nei casi di danno biologico da mobbing rimandano prevalentemente a quadri nosograficamente inquadrabili,secondo i criteri del DSM-IV-TR, nell’ambito del Disturbo d’Ansia Generalizzato,del Disturbo dell’Adattamento, del Disturbo Distimico e del Disturbo Post
Traumatico da Stress, anche se studi recenti dimostrano un aumento delle patologie coronariche in soggetti mobbizzati (1).
La prevalenza dei suddetti quadri psicopatologici risulta confermata dalla nostra osservazione clinica e medico-legale su soggetti mobizzati.
Nell’ambito di tale osservazione abbiamo selezionato un gruppo di 20 soggetti, 14 di sesso maschile e 6 di sesso femminile, con un’età compresa tra i 18 ed i 65 anni, tutti con caratteristiche anamnestico-cliniche compatibili con una condizione di mobbing.
Nell’ambito dei 14 soggetti di sesso maschile, vi erano 4 impiegati, un tecnico anestesista, un tecnico informatico, 2 dirigenti, tutti regolarmente in servizio,nonché 5 impiegati in cassa integrazione ed 1 pensionato ex dirigente.
Nell’ambito dei 6 soggetti di sesso femminile, vi erano 5 impiegate ed 1 operatrice tecnica, tutte regolarmente in servizio.
Tutti i soggetti esaminati presentavano una anamnesi psicopatologica negativa per precedenti morbosi specifici familiari e personali e tutti presentavano una storia psichiatrica con esordio clinico-sintomatologico in intimo rapporto con condizioni lavorative avverse.
Dopo la raccolta dei dati anamnestici – nell’ambito della quale particolare attenzione è stata riservata alla ricostruzione dell’anamnesi occupazionale, della sintomatologia e del trattamento farmacologico e psicoterapeutico intrapreso – tutti i soggetti sono stati sottoposti ad un esame clinico mediante intervista psichiatrica corredata dalla somministrazione di reattivi mentali per la valutazione del profilo e dei tratti di personalità (MMPI e Sigma-3), nonché di un rating scale per la valutazione della depressione (Scala di Zung).
Al termine dell’indagine, la diagnosi più frequente – sulla base dei criteri proposti dal DSM –IV TR – è stata quella di “Disturbo Distimico” (6 casi su 20) e di “Disturbo dell’Adattamento con Ansia ed Umore Depresso Misti” (6 casi su 20),seguita in ordine di frequenza da quella di “Disturbo Depressivo Maggiore” (3 casi su 20) e di “Disturbo Post Traumatico da Stress” (3 casi su 20).
In 1 caso è stata posta la diagnosi di “Disturbo d’Ansia Generalizzato” ed in un altro la diagnosi di “Disturbo di Somatizzazione”.
In ordine alla valutazione del danno biologico permanente (13), formulata la diagnosi psichiatrica, abbiamo accertato la sussistenza del nesso causale con il contesto
lavorativo, ponendo particolare attenzione, sotto il profilo cronologico, qualitativo,quantitativo e modale, sull’ efficienza causale dell’esposizione.
Nella maggior parte dei casi (13 su 20) è stata rilevata la sussistenza di un danno biologico permanente di moderata entità (10% in 7 casi, 15% in 6 casi).
Tabella riassuntiva dei casi esaminati

N° Età Sesso Diagnosi Valutazione medico-legale
1 35 F Disturbo d’Ansia Generalizzato 10%
2 48 M Disturbo Post Traumatico da Stress 15%
3 37 F Disturbo Distimico 20%
4 53 M Disturbo dell’Adattamento con
Ansia ed Umore Depresso Misti 10%
5 34 F Disturbo Distimico 15%
6 48 F Disturbo Distimico 15%
7 54 M Disturbo Depressivo Maggiore 20%
8 51 M Disturbo Post Traumatico da Stress 20%
9 34 F Disturbo Depressivo Maggiore 25%
10 53 M Disturbo Distimico 15%
11 58 M Disturbo dell’Adattamento con
Ansia ed Umore Depresso Misti 10%
12 37 M Disturbo Post Traumatico da Stress 15%
13 40 M Disturbo di Somatizzazione 5%
14 62 M Disturbo Distimico 15%
15 56 M Disturbodell’ Adattamento con Ansia ed Umore Depresso Misti 10%
16 63 M Disturbo Distimico 10%
17 54 M Disturbo dell’Adattamento con
Ansia ed Umore Depresso Misti 10%
18 54 M Disturbo Depressivo Maggiore 30%
19 55 M Disturbo dell’Adattamento con
Ansia ed Umore Depresso Misti 20%
20 43 F Disturbo dell’Adattamento con
Ansia ed Umore Depresso Misti10%

In 6 casi su 20 è stata rilevata la sussistenza di un danno biologico permanente di entità medio-grave (20% in 4 casi, 25% in 1 caso, 30% in 1 caso).
In 1 solo caso su 20 è stato identificato un danno biologico permanente di modesta entità invalidante (5%).
Analizzando i risultati del nostro studio, si può rilevare che, sotto il profilo psichiatrico, il disturbo più frequente è rappresentato dal Disturbo dell’Adattamento con Ansia ed Umore Depresso Misti (6 casi su 20) e ciò appare in accordo
con i risultati ottenuti dalla maggior parte degli Autori giacchè il Disturbo dell’Adattamento con Ansia ed Umore Depresso Misti risulta la condizione psicopatologica di gran lunga più frequente nelle patologie da stress occupazionale.
Invero, nel nostro gruppo di studio è stata rilevata anche un’alta frequenza del Disturbo Distimico (6 casi su 20), ma ciò, a nostro avviso, non deve stupire più di tanto laddove si pensi che uno stato di stress occupazionale prolungato nel tempo
può indurre sentimenti di frustrazione cronica fino alla strutturazione ed alla radicalizzazione di aspetti di nevroticizzazione dell’esperienza psicotraumatizzante
patita in ordine all’emarginazione, alla dequalificazione, alla perdita del ruolo sociale e professionale generalmente connesse alle situazioni di mobbing (11-12).
Alla luce della nostra esperienza, possiamo affermare che la valutazione clinica e medico-legale delle patologie causate dal mobbing non è certamente agevole anche, ma non solo, perché in tale contesto è possibile trovarsi di fronte a pazienti
che strutturano un disturbo psicopatologico direttamente ed intimamente derivabile dal mobbing, di fronte a pazienti già affetti da patologia psichiatrica, di fronte a pazienti caratterialmente “predisposti” al disturbo psichiatrico, di fronte a soggetti che hanno già presentato un disturbo psichiatrico, nei quali il mobbing può agire come fattore destabilizzante, attivando quindi una patologia preesistente,aggravandola o facilitandone la ricaduta.
Tutto ciò, tenuto conto delle delicati implicazioni sociali, politiche e giuridiche del fenomeno mobbing - fenomeno tuttora argomento di dibattito scientifico culturale
ed in attesa di una sistematizzazione da parte del Legislatore – rende, a nostro avviso, pienamente ragione delle difficoltà che si presentano ai medici ed agli esperti di volta in volta chiamati ad esprimere un parere diagnostico e medico legale
nell’ambito delle controversie aventi come oggetto le patologie da mobbing,ma non esime dal poter affermare che il mobbing rappresenta una realtà oggettiva da prendere in seria considerazione sul piano dell’allarme sociale.
BIBLIOGRAFIA
1. AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi
mentali, Text Revision- Quarta edizione italiana, Masson, Milano, 2001.
2. EGE H., Il mobbing in Italia, Introduzione al mobbing culturale, Pitagora Ed., Bologna 1997.
3. EGE H., I numeri del mobbing, la prima ricerca in Italia, Pitagora Ed., Bologna, 1998.
4. EGE H., LANCIONI M., Stress e Mobbing, Pitagora Ed., Bologna, 1998.
5. EGE H., LANCIONI M., Mobbing, Pitagora Ed., Bologna, 1998.
6. GILIOLI R. et AL. “Documento di Consenso. Un nuovo rischio all’attenzione della medicina del
lavoro: le molestie morali (Mobbing), Med. Lav. 2001; 92, 1: 61-69.
80 DIFESA SOCIALE - N. 3, 2003
7. LEYMANN H., The Content and Development of Mobbing at work, European Journal and
Organizational Psychology, 5 (2) 239-249, 1996.
8. LEYMANN H., Mobbing. Psycoterror am Arbeitsplazt und wie man sich dagegen wehren kann,
Hamburg, 1993.
9. LEYMANN H., Mobbing and psychological terror at workplaces, Violence Vict., 5 (2): 119-26,
Summer 1990.
10. LORENZ K., “L’Aggressività”, Il Saggiatore Ed., Milano, 1983
11. MARASCO M., Stati nevrotici ed attivitĂ  lavorativa: criteri causali e di valutazione medicolegale,
InvaliditĂ  Pensionabile e Pensionistica Privilegiata a cura di P. Ricci e F. Panarese,
Giappichelli, Torino,1997
12. MARASCO M., Lo stress e le sue conseguenze, Notizie dell’Artigianato, Anno III, 1989.
13. SOCIETA’ ITALIANA DI MEDICINA LEGALE E DELLE ASSICURAZIONI, BARGAGNA
M., CANALE M., CONSIGLIERE F., PALMIERI L., UMANI RONCHI G., Guida orientativa
per la valutazione del danno biologico permanente, Terza Edizione rinnovata, Giuffrè, Milano,
2001.