Gli italiani e il mobbing.
Cari Italians,
«su 21 milioni di occupati sono oltre un milione e mezzo gli italiani vittime del mobbing, vale a dire di vessazioni di tipo psicologico sul posto di lavoro. Il fenomeno è in preoccupante aumento e gli strumenti per contrastarlo sono del tutto inadeguati»: questo l’argomento della trasmissione «Radioanchio», 2 novembre, condotta da Stefano Mensurati.
Erano presenti avvocati, giudici e psicologi e lavoratori: sono stati sentiti i pareri di tutti, anche di coloro che hanno subito vessazioni dai colleghi nell’ambito del posto di lavoro. Sono state analizzate le motivazioni del mobbing e la possibilità di impedire il tormento di chi lavora.
Tra le cause del mobbing c’è l’invidia dei colleghi verso chi dimostra di avere capacità e quindi fa carriera più in fretta, oppure verso chi è considerato dal titolare dell’azienda o dal direttore dell’ufficio per la sua validità . A monte di queste forme di persecuzioni vere e proprie possono esserci carenze relative all’organizzazione del lavoro, una gestione scadente del modo di lavorare, un atteggiamento menefreghista nei riguardi del lavoro, un atteggiamento scorretto del datore di lavoro nei confronti dei propri dipendenti. Problemi organizzativi, che sussistono per lungo tempo e non vengono risolti, possono causare tensioni mentali negative nei gruppi di lavoratori, con una diminuita capacità di tolleranza dello stress. Ma si potrebbe riscontrare che, anche in questi casi, alla radice del problema vi sono situazioni lavorative insoddisfacenti per cui i singoli lavoratori, in preda all’ansia e alla disperazione, non trovano altra soluzione al loro profondo disagio se non quella di agire in modo tale da danneggiare o provocare altri loro compagni. Le conseguenze di queste forme di persecuzione possono assumere varie forme: irritabilità o accentuata indifferenza, infrazione deliberata delle regole o rispetto esagerato delle stesse, prestazioni ridotte. Ci può anche essere un elevato livello di stress, scarsa tolleranza dello stesso con reazioni esagerate, a volte con crisi traumatiche, oppure patologie di tipo fisiologico, abuso di sostanze dannose o reazioni a livello mentale, a esempio disturbi del sonno, perdita di autostima, ansia, il fenomeno del «rimuginare» su cose e fatti, depressione e sintomatologia maniacale. A volte si verifica una marcata aggressività o una grave stanchezza. Incapacità di guardare avanti o irragionevoli richieste di rivendicazione, la richiesta continua di capri espiatori. Queste sono le possibili reazioni dei mobbing che ci sono state spiegate dallo psicologo invitato alla trasmissione, che ha terminato il lungo discorso, affermando che se le forme di persecuzione sul lavoro non cessano immediatamente c’è il rischio che i sintomi diventino permanenti, si cronicizzino e quindi richiedano senz’altro un aiuto medico e psicologico.
Se non si provvede in nessun modo, la situazione di rischio peggiorerà sempre di più con il passare del tempo, perciò si deve agire subito, non tollerare a lungo situazioni di conflitto e denunciare al datore di lavoro, al direttore dell’azienda, ai sindacati o per vie legali. E’ un problema grave da non sottovalutare, un problema che si sente molto anche nelle scuole: incredibile ma vero.
Saluti,
Maria Luisa Sotgiu
(17 Novembre 2005)