Mobbing fantasma.Che cosa devono fare imprese e dipendenti per evitare false “cause da stress”
da: Economy
In Italia 1.5 milioni di lavoratori pubblici e privati,il 7.1 % del totale,credono di essere oggetto di azioni ostili sistematiche e trattamenti discriminanti.Ma spesso percepiscono solo gli effetti di una cattiva organizzazione aziendale.Mentre la Cassazione ora dice che in tribunale servono prove molto concrete.
Eppure il lamento contro le (presunte) soperchierie è tra i piu’ frequenti negli ambienti di lavoro.
Secondo le stime dell’Ispesl,l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro il fenomeno in Italia riguarderebbe addirittura 1.5 milioni di dipendenti:il 7.1 %.
Ma è davvero possibile che quasi un dipendente italiano su dieci sia vittima di prepotenze e abusi sistematici?
Uno dei problemi è che “il significato esatto del termine è ancora poco conosciuto tra chi lavora in Italia rispetto agli altri Paesi del Nord Europa” spiega Maria Grazia Cassitto ,della Clinica del Lavoro di Milano.
“Da due anni” conferma Emanuela Fattorini,primo ricercatore dell’Ispesl di Roma, “il 52% delle segnalazioni che riceviamo non sono legate strettamente al mobbing, ma alla cattiva organizzazione e gestione delle risorse umane che porta le persone a vivere situazioni di alto stress lavorativo”.
Sono sempre piu’ numerose, del resto,le aziende che lavorano con poco personale, scadenze sempre piu’ ravvicinate e tempi ridotti all’osso per raggiungere gli obiettivi.
Ma questo è tutto un altro discorso , non si tratta di mobbing.
Così “molte cause avviate da dipendenti esasperati falliscono” dice Herald Ege, che ha introdotto il termine nel nostro Paese e fondato dieci anni fa Prima ,l’associazione italiana pioniera nel campo. “Circa il 60% di chi si considera “mobbizzato” ha subito sicuramente un trattamento in qualche misura discriminante, ma spesso con poche azioni ostili distanziate fra loro nel tempo”.
O ne ha subita una sola , ma con effetti duraturi:esemplare il caso del dipendente relegato a mansioni inferiori se non alla totale inattività , con conseguenze non solo sul piano professionale ma anche su quello umano.
Per queste persone , che non sono mistificatori o mitomani, Ege da qualche tempo preferisce usare il termine straining,che indica una situazione di stress forzato sul posto di lavoro, caratterizzata da una durata costante, con la differenza che mancano la sistematicità e la frequenza delle azioni ostili, tipiche del mobbing.Peraltro, lo straining è già stato riconosciuto ufficialmente in una sentenza del 2005 dal tribunale del lavoro di Bergamo.
Non si tratta comunque dell’unica tendenza in ascesa.Se fino a qualche anno fa ,infatti,in Italia era molto diffuso il mobbing strategico, quello attuato dalle aziende in fase di ristrutturazione , o reduci da fusioni e acquisizioni,per costringere i dipendenti in esubero a lasciare l’organizzazione,oggi è molto diffuso il mobbing emozionale, quello che scatta dalla competizione tra colleghi, come da sempre succede negli Usa e nel Noed Europa : “Soprattutto tra i dipendenti che hanno un contratto a termine” precisa Emanuela Fattorini (Ispesl) “con l’obiettivo di mettersi in luce a danno dei compagni di scrivania, nella speranza che venga rinnovato loro il contratto”.
Insomma , il fenomeno del mobbing è diventato piu’ complesso e articolato.“Le situazioni estreme ,come quella descritta nel film Mi piace lavorare di Francesca Comencini,con la vittima rinchiusa in una stanza,oggi sono molto rare” commenta Lucia Astore, medico legale, psichiatra forense e presidente dell’Associazione Mobbing DIC,nata nel 1999 in Toscana.”Anche perche’ le aziende sono diventate piu’ scaltre e non si espongono facilmente.Questo non significa pero’ che il fenomeno sia in calo,anzi, si è diffuso a tutti i livelli sociali:dirigenti,quadri e impiegati”.
E se prima ad essere aggredite psicologicamente dai superiori erano soprattutto le donne,oggi il fenomeno si sta estendendo in maniera drammatica anche agli uomini.
Cosi’ dimostrare di essere effettivamente soggetto di mobbing diventa sempre piu’ difficile. Anche perchè la Corte di cassazione ha posto un limite molto preciso : puo’ essere considerato mobbing solo un comportamento dell’impresa continuato nel tempo e tale da ledere l’integrita’ fisica e la personalità morale del lavoratore.
Poiche’ non esiste una legge sul mobbing,il riferimento è all’articolo 2087 del Codice civile , che obbliga il datore di lavoro ad adottare le misure per garantire la sicurezza delle condizioni di lavoro.
E’ percio’ molto meglio capire di cosa si tratta, magari con l’aiuto di uno psicologo e prendere di conseguenza le decisioni piu’ adeguate per risolvere la situazione.Se si tratta effettivamente di mobbing, prima di rivolgersi ad un avvocato o ai sindacati per avviare una causa ,è fondamentale essere in possesso della documentazione necessaria :servono prove scritte (lettere,documenti,e-mail) e molti testimoni. Se si riesce a fare cio’ , il successo legale è quasi a portata di mano . La giurisprudenza dei tribunali è infatti sempre piu’ orientata ad ammettere l’esistenza del mobbing e quindi il risarcimento del danno esistenziale , quando sul posto di lavoro si vanno ad intaccare i valori inerenti la persona , che modificano davvero la qualita’ della vita.
(31 Maggio 2006)