LA DIAGNOSI PSICOLOGICA NEI CASI DI STRESS OCCUPAZIONALE

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A cura del Dott. Giuseppe Castellani
Questo articolo ha lo scopo di presentare e spiegare la metodologia che porta alla diagnosi psicologica da me operata nei casi di stress lavorativo. Queste righe vogliono illustrare brevemente la scelta dei test impiegati e la loro validità ai fini delle conclusioni che raggiungo. Reputo indispensabile,infatti, che tutti coloro interessati a quanto in questa sede riportato, siano il più possibile edotti sui procedimenti scientifici da me seguiti, procedimenti spesso discussi in Psicologia, talvolta non ben noti ai non addetti ai lavori. Nelle mie Relazioni, quindi, non troverete dissertazioni speculative intorno alle condizioni dell’Esaminato, ma soltanto la verifica strettamente oggettiva delle sintomatologie psicologiche eventualmente presenti, che più sono importanti ai fini di un eventuale dibattimento in sede medico-legale o di fronte al Giudice del Lavoro.
Inizierò subito a spiegare la scelta dei test somministrati, partendo da quelli ‘proiettivi’ :
1) I test che individuano la struttura di personalità del soggetto esaminato, che ne rilevano le eventuali patologie di fondo, con un occhio anche agli effetti attuali da un punto di vista sintomatologico – sebbene in forma ‘minoritaria’ -, li ho colti nel Test di Rorschach e nello Zulliger test forma individuale. Posso vantare una discreta esperienza nella somministrazione e nella valutazione di queste prove, avendo esaminato circa 7,000 pazienti in oltre venti anni di applicazione, tutti in forma individuale ( i miei Colleghi sanno cosa significa ai fini della esperienza ), di età compresa tra i 15 ed i 70 anni ed oltre. Questi reattivi mi consentono di tracciare un adeguato profilo su ‘come sta’ il soggetto di fondo, per risaltarne la condizione ‘quo ante’ l’evento traumatico psicologico subìto. Ciò permette, con il confronto con le altre prove, di stabilire quel famoso nesso causale indispensabile per le valutazioni conclusive.
2) Tutto questo non serve, se non uniamo alla conoscenza di fondo del soggetto anche quella della sua ‘attuale’ condizione, per stabilire il differenziale – se esiste- tra come stava e come sta. I test proiettivi che impiego per questo studio sono 2, alternati: l’Hand test ed il Test di Scelta Alberi (TSA), nella versione ampliata da me prodotta nel 1994 ( troverete tutto nella Bibliografia allegata ).I reattivi in questione forniscono la descrizione delle condizioni psicologiche del periodo in cui ‘studiamo’ il paziente. Unita a quella spiegata precedentemente, ecco che già abbiamo un filmato più esauriente sul nesso causale così importante.
3) Per il rilevamento della conflittualità lavorativa e degli eventuali danni psicologici da questa derivati, ho costruito un test originale, il Mobtest, del quale avete una descrizione che comprende la sua validazione scientifica ( parliamo sempre di ‘scienza ‘ nei termini delle
Scienze Umane ) in allegato al Test. Tuttavia, per una ancor più stringente validità di quanto da questa prova ottenuto, ho deciso di affiancare al Mobtest tutta una serie di prove di ‘validità concorrente’, come spiegato nella parte ‘ Descrizione dei reattivi impiegati’: ho scelto tante prove già standardizzate e di conoscenza psicodiagnostica accertata, quante sono le Scale cliniche ottenute al Mobtest, con l’unica esclusione della Scala ‘ Conflittualità lavorativa ‘, che già possiede un coefficiente Alfa di Cronbach ( una essenziale misurazione psicometrica ) adeguatamente alto. Al soggetto,quindi, accanto alle prove già riferite, somministro il test CDQ IPAT per la misurazione della depressione, L’ASQ IPAT per l’ansia, le due Sottoscale AA e BE del California Psychological Inventory per il confronto rispettivamente delle Scale Autostima e Benessere lavorativo. Quest’ultima è risultata la più debole,nel Mobtest, come validità e dunque, la considero in forma minoritaria, anche questo spiegato nella descrizione dei test.
Con la somministrazione di questa batteria composta da ben 7 reattivi psicodiagnostici (a questi 6 se ne aggiunge il 7°, più sotto esaminato ), credo francamente di poter pervenire ad una diagnosi conclusiva di adeguato valore conoscitivo delle condizioni del paziente e delle cause che hanno determinato la sua attuale condizione comportamentale.
IL PROBLEMA DELLA SIMULAZIONE O DELLA “POSITIVITA’ “ DEI RISULTATI
La questione della simulazione delle risposte ai test e/o della accentuazione del disagio del soggetto esaminato ( POSITIVITA’ PATOLOGICA ), ricorre spesso nella elaborazione dei risultati prodotti. In particolar modo, in ambito medico-legale questa problematica assume importanza centrale ai fini della diagnosi ultima e della accettazione di questa dalle Parti in causa. Come già detto, il sottoscritto è particolarmente sensibile a tale argomento, essendo impegnato da oltre venti anni come esperto diagnosta nell’Ospedale Militare di Firenze. La batteria di test che usualmente impiego è congegnata per ridurre al minimo il rischio suddetto, con una serie di prove incrociate che assai difficilmente possono essere manipolate consapevolmente tutte insieme. Mi spiego. Innanzi tutto, i test proiettivi – due almeno, come già descritto -, rendono di per se stessi la vita ardua a chi tentasse di contraffare la propria condizione psicologica profonda. Se anche qualcuno venisse reso edotto sul come comportarsi per risultare ‘diverso’ – ovvero ‘positivo’, ma anche ‘negativo’ -, di fronte all’Esaminatore tali astuzie o decadono, o vengono neutralizzate facilmente, grazie alla atmosfera che si crea durante le prove e dalla esperienza dello psicologo (fondamentale), oltre che dalla verifica incrociata del comportamento posto in atto dal paziente con la coerenza di quanto emerge dai test. Accanto a quelle proiettive, aggiungo una serie di altre prove ad ‘autosomministrazione’ (anche questo spiegato in altra parte di questa Relazione), dotate ognuna di un controllo della coerenza
delle risposte. Comprendete bene che, di fronte ad un totale di 6-7 test, le possibilità di simulazione o di esagerazione deliberata, si riducono quasi allo zero. Di più, ho recentemente aggiunto alla suddetta batteria, una ulteriore prova di verifica delle tendenze ‘psicopatiche’, ‘paranoiche’ e di ‘insincerità ’, eventualmente presenti o amplificate dal soggetto esaminato – il PNP-depistage di tendenze patologiche-, per controllarne ancor più a fondo la onestà esecutiva, il tutto avendo come fine unico la migliore e più veritiera descrizione delle condizioni psicologiche del paziente.
Spero, dunque, che queste brevi note abbiano contribuito a rispondere il più possibile alle legittime domande che spesso vengono formulate a proposito della validità di una indagine psicodiagnostica –per lo meno per quella da me prodotta, in particolare -, fornendo anche una lettura scientifica dei risultati ottenuti.
Giuseppe Castellani, laureato in Psicologia presso l’Università di Padova, specialista in Psicoterapia. Psicologo del Reparto Neuropsichiatrico-Consultorio Psicologico dell’Ospedale Militare di Firenze dal 1982 dove, in qualità di psicodiagnosta,- il primo specialista civile ad essere convenzionato per la Psicologia in ambito Militare in tutta Italia -, ha esaminato oltre 7,000 casi individuali con test proiettivi e di livello per un totale –unitamente alla attività di libero professionista-, di circa 14.000 prove individuali somministrate, acquisendo una conoscenza specifica dei Test di Rorschach e di Zulliger ( Z-test) di livello nazionale. Da 7 anni è Supervisore dei tirocinanti laureati in Psicologia. Nel 2003 –per riconosciuti meriti clinici e capacità scientifiche dimostrate-, viene ammesso a far parte della Scuola Romana Rorschach e della Società Internazionale Rorschach come Socio Ordinario. Tiene lezioni sullo Zulliger test e sui test neuropsicologici all’Università di Firenze, Facoltà di Psicologia ; è stato invitato a convegni e conferenze presso la Facoltà di Medicina- Reparto Psichiatrico della Clinica Universitaria di Firenze ed all’Università Cattolica di Roma. CTU presso il Tribunale di Firenze. Da vari anni si occupa del fenomeno del mobbing in qualità di psicodiagnosta, partecipando e organizzando numerosi Convegni e collaborando con Associazioni in altre città italiane. E’ Segretario Generale dell’Associazione Mobbing D.I.C.. In occasione della ‘Settimana Europea della Scienza’ svoltasi a Firenze nel Novembre del 2005, è stato invitato come Relatore in merito ai suoi lavori originali di psicodiagnosi attraverso Internet. E’ autore del ‘ Mobtest ‘, l’unica prova a tutt’oggi esistente per ‘la misurazione dello stress lavorativo e del fenomeno mobbing’, una cui versione è in via di adattamento in Argentina ; insieme alla dottoressa Silvia Righini, del Test sullo Stress Organizzativo Aziendale (TSOA) per l’esame del clima lavorativo aziendale e, più recentemente, il Test sullo stress Familiare (genitori e figli). Ha scritto Manuali per lo Z-test e per il Test di Rorschach. Nel 1994 ha pubblicato per le Edizioni O.S. di Firenze : ‘Test di Scelta Alberi– adattamento ed ampliamento per computer ‘.Per la stessa Casa Editrice, usciranno in rete,nel prossimo Gennaio 2007, alcuni esempi di sue perizie psicodiagnostiche, scelte per la loro importanza e completezza intorno ai reattivi impiegati. Svolge da oltre venti anni attività psicoterapeutica e di consulenza con Istituti medici.